Year 2 Issue 1

Published on: 1 January 2026

Editorial

The incoming Editor-in-Chief of Journal of Nephrology: editorial strategy 🔒

1 University of Bari, Italy. 2 University of Sydney, Australia

La realtà della DP in Italia e l'analisi HTA-Altems - proposte per un cambiamento 🔒

1 SC Nefrologia e Dialisi, Ospedale “Michele e Pietro Ferrero”, Verduno (CN), Italia. 2 Alta Scuola di Economia e Management dei Servizi Sanitari (ALTEMS) - Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Italia

La dialisi peritoneale (DP) offre numerosi vantaggi: migliore qualità della vita grazie alla gestione domiciliare, migliore conservazione della funzione renale residua, buona tollerabilità soprattutto nei pazienti fragili e maggiore sopravvivenza nei primi due anni. Negli ultimi 20 anni si sono registrati importanti miglioramenti, tra cui una riduzione delle peritoniti, un maggiore utilizzo della dialisi peritoneale automatizzata, l’uso di soluzioni biocompatibili, una maggiore aderenza alle linee guida e un crescente impiego della telemedicina.
Lo studio ALTEMS ha evidenziato che la DP è anche più conveniente dal punto di vista economico e sociale. . In particolare il modello di Budget Impact Analysis (BIA), che ha considerato tutti i costi -diretti ed indiretti- della terapia dialitica, ha mostrato un costo annuale per paziente per la DP pari a € 24.142,71, ossia 43% inferiore rispetto all’HD (€ 42.231,55) mentre l’efficacia misurata in termini di Quality Adjusted Life Year (QALY) per la DP è risultata pari a 1,20 contro 0,94 della HD.
Nonostante ciò, la DP è utilizzata solo nel 10% dei pazienti con malattia renale terminale.
Le cause principali del suo ridotto utilizzo sono note: presenza di Centri privati, dimensioni ridotte dei Centri e disponibilità di stazioni per HD, le “opinioni” del nefrologo ed infine pazienti sempre più anziani, fragili, che necessitano di un caregiver per l’autogestione del trattamento dialitico
Per ampliare l’accesso alla DP, la SIN si è impegnata a promuovere linee di indirizzo che ne aumentino l’utilizzo (target 20% di prevalenza a 5 anni), a fornire formazione ai centri meno esperti e a individuare centri di riferimento regionali per l’impianto del catetere peritoneale.

Peritoneal dialysis (PD) offers numerous advantages: improved quality of life thanks to home management, better preservation of residual renal function, good tolerability, especially in frail patients, and improved survival in the first two years. Significant improvements have been recorded over the past 20 years, including a reduction in peritonitis, increased use of automated peritoneal dialysis, the use of biocompatible solutions, improved adherence to guidelines, and the growing use of telemedicine.
The ALTEMS study highlighted that PD is also more cost-effective from an economic and social perspective. Specifically, the Budget Impact Analysis (BIA) model, which considered all direct and indirect costs of dialysis therapy, showed an annual cost per patient for PD of €24,142.71, 43% lower than for HD (€42,231.55), while the effectiveness measured in terms of Quality-Adjusted Life Years (QALY) for PD was 1.20 versus 0.94 for HD.
Despite this, PD is used in only 10% of patients with end-stage kidney disease. The main reasons for its reduced use are well-known: the presence of private centers, the small size of the centers, the availability of HD stations, the opinions of nephrologists, and increasingly elderly, frail patients who require a caregiver for self-management of dialysis treatment.
To expand access to PD, the SIN has committed to promoting guidelines that increase its use (target of 20% prevalence at 5 years), providing training to less experienced centers, and identifying regional referral centers for peritoneal catheter implantation.

Original Articles

Intravenous Magnesium and Cisplatin-Associated Acute Kidney Injury 🔒

1 Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche 'Luigi Sacco', Università di Milano. 2 UOC Nefrologia e Dialisi, ASST Fatebenefratelli Sacco - Milano

This presentation discusses all the phases of the multicenter cohort study “Intravenous Magnesium and Cisplatin-Associated Acute Kidney Injury” (Gupta et al., JAMA Oncology, 2025), which evaluated the association between prophylactic intravenous (IV) magnesium administration and the risk of cisplatin-associated acute kidney injury (CP-AKI) in patients with cancer.
CP-AKI is a common and clinically relevant complication of cisplatin chemotherapy, associated with increased morbidity, mortality, and treatment modification. While preclinical studies suggest a nephroprotective role of magnesium, its effectiveness in routine clinical practice has remained uncertain.
The study included 13,719 adult patients receiving a first dose of IV cisplatin at five US cancer centers between 2006 and 2022; 28.4% received prophylactic IV magnesium on day 1 (median dose 2 g). The primary outcome was a composite of CP-AKI or death within 14 days, defined by a twofold increase in serum creatinine or initiation of kidney replacement therapy. Analyses used inverse probability of treatment weighting with adjustment for relevant clinical and treatment-related confounders.
CP-AKI or death occurred less frequently among patients who received IV magnesium compared with those who did not (2.7% vs 5.3%), with a significantly lower adjusted risk. Findings were consistent across sensitivity analyses and secondary kidney outcomes, including major adverse kidney events at 90 days.
Overall, this large multicenter analysis highlights CP-AKI as a frequent and potentially modifiable complication of cisplatin therapy and confirms the effectiveness of prophylactic IV magnesium administration in reducing the risk of CP-AKI.

Danno renale acuto in corso di terapia con cellule CAR-T 🔒

1 University of Genova. 2 UO di Nefrologia, Dialisi e Trapianto, 3 Unit of Hematology and Cellular Therapy, IRCCS, Policlinico San Martino Genova

Background: Le terapie con cellule T a recettore chimerico dell’antigene (CAR-T, Chimeric Antigen Receptor T cells) hanno migliorato l’outcome di neoplasie ematologiche refrattarie, ma sono gravate da tossicità immuno-mediate, in particolare la sindrome da rilascio di citochine (CRS, Cytokine Release Syndrome) e la sindrome neurotossica associata a cellule effettrici immunitarie (ICANS, Immune effector Cell-Associated Neurotoxicity Syndrome). Il danno renale acuto (AKI) post-CAR-T è clinicamente rilevante e può influenzare prognosi e rischio di progressione verso malattia renale cronica (CKD).
Metodi: Studio retrospettivo su 48 pazienti trattati tra il 2020 e il 2023 (linfoma diffuso a grandi cellule B n=40; linfoma mantellare n=8); esclusi i pazienti con CKD ≥ stadio 3. Obiettivi: stimare l’incidenza di AKI, identificare fattori associati e descrivere gli esiti clinici (mortalità, sopravvivenza libera da malattia [DFS, Disease-Free Survival], durata della degenza).
Risultati: L’AKI si è verificato in 14/48 pazienti (29%), con esordio precoce dopo l’infusione. La severità dell’AKI risultava strettamente correlata alla CRS: 4/14 (28,5%) hanno richiesto terapia sostitutiva renale, tutti con CRS grado 4. Dei pazienti con AKI, due sono deceduti senza recupero della funzione renale; 12 hanno recuperato in media in 4 giorni (range 4–10).
Conclusioni: L’AKI è una complicanza frequente dopo CAR-T e identifica pazienti a rischio di esiti sfavorevoli, soprattutto in presenza di CRS severa. È indicato un monitoraggio nefrologico precoce; in casi selezionati, tecniche di depurazione extracorporea (es. emoadsorbimento) potrebbero contribuire a mitigare l’iperinfiammazione

Old but gold: fistole alla tabacchiera anatomica, è il momento di riscoprirle 🔒

SC Nefrologia, Dipartimento Medico Polispecialistico Niguarda Transplant Center ASST. Grande Ospedale Metropolitano Niguarda. Milano

Background Al fine di risparmiare il patrimonio vascolare per accessi futuri le linee guida suggeriscono di preferire le sedi distali per il confezionamento di una Fistola per emodialisi. In tale ottica, abbiamo reintrodotto nella nostra pratica clinica un distretto anatomico quasi abbandonato negli ultimi anni: la fistola alla tabacchiera anatomica (snuffbox fistula).
Materiali e Metodi Presentiamo la nostra esperienza monocentrica, iniziata circa un anno fa, comprendente 7 procedure di confezionamento di FAV native alla tabacchiera anatomica, pari a circa il 20% delle FAV native realizzate nel periodo considerato. Sono stati analizzati la Primary unassisted patency, la primary e secondary patency e la failure to mature.
Risultati Il tempo medio di osservazione è stato di 8 mesi (2 – 13). Non si è verificato alcun caso di failure to mature. La Primary unassisted patency, la primary e secondary patency è stata del 100%.
Conclusione: i nostri risultati sembrano incoraggianti, per quanto sostenuti da una casistica limitata e da tempi osservazione brevi. Tali risultati sembrano in linea con quanto riportato dalla letteratura. Riteniamo che un’adeguata selezione dei pazienti possa offrire ottime garanzie nel confezionamento di una snuffbox – fistula.

Il bicarbonato di sodio come soluzione lock per i Cateteri Venosi Centrali per dialisi: esperienza di un singolo centro 🔒

Ambulatorio di Dialisi - Diaverum Copertino (Le)

La soluzione ideale per la chiusura dei Cateteri Venosi Centrali (CVC) , dovrebbe avere un’azione anticoagulante e antimicrobica che consenta la prevenzione delle principali complicanze CVC-relate: Sepsi e Malfunzionamento da trombosi.
L’obiettivo di questo lavoro è di valutare la non inferiorità del Sodio Bicarbonato (BIC) rispetto ad eparina (E) o eparina + taurolock (ET) nel prevenire le trombosi e le infezioni da CVC.
Dal Marzo 2022 sono stati reclutati 12 pazienti (6 Femmine e 6 Maschi) di età media in anni 69,5 anni, altezza media di 159,67 cm, anzianità dialitica in mesi 81,92, comorbidità secondo Charlson 2 pt (9), 1 pt (8), 3 pt (7), 2 pt (6), 2 pt (5), 1 pt (4), 1 pt (2). Un gruppo di 8 pazienti hanno utilizzato nella fase 1 altri anticoagulanti (6 pt Taurolock e 2 pt Eparina) e nella fase 2 dopo 6 mesi, tutti hanno utilizzato Bicarbonato di Na 8,4%. Un gruppo di 4 pazienti hanno utilizzato nella fase 1 Bicarbonato di Na 8,4% per 6 mesi e nella fase 2 Eparina Na per altri 6 mesi. Nei 2 periodi analizzati tutti i pazienti erano portatori di CVC giugulare bilume tunnellizzati. L’Outcome è stato valutato su un totale di 964 per la fase con Altri anticoagulanti e 1011 per la fase con Bicarbonato. Nella fase con altri anticoagulanti (964 HD) si sono avute 3 occlusioni del CVC e 5 volte è stato segnalato malfunzionamento del catetere, un caso di dislocazione e sostituzione dello stesso. Nella fase con Bicarbonato (1011 HD), si è avuto un caso di malfunzionamento e due di occlusione. Nelle due fasi non sono state riscontrate infezioni sistemiche. L’analisi dei costi nella fase con altri anticoagulanti (964 HD) evidenziava un totale di 5893 Euro, mentre la fase con bicarbonato (1011 HD) un totale di 758 Euro. Il nostro studio, anche se limitato per casistica, ha evidenziato la non inferiorità del BIC come soluzione LocK riguardo le infezioni da CVC rispetto alla classica eparina con o senza Taurolidina. Anche riguardo la prevenzione delle trombosi il BIC sembrerebbe sovrapponibile agli altri anticoagulanti studiati. I nostri dati, sono in linea con altre esperienze in letteratura; inoltre il notevole risparmio economico rende il BIC una valida alternativa.

Un nuovo approccio alla Dialisi Peritoneale: la concentrazione stabile di glucosio con il sistema Carry Life 🔒

1Unità Operativa di Nefrologia, ASST Spedali Civili di Brescia, Brescia. 2 Dipartimento di scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano, Milano.

La dialisi peritoneale a concentrazione stabile (Steady Concentration Peritoneal Dialysis, SCPD) è un approccio avanzato alla dialisi peritoneale che mantiene una concentrazione costante di glucosio nel liquido intraperitoneale durante tutto il periodo di permanenza del dializzato nella cavità addominale, attraverso una somministrazione continua di glucosio durante il trattamento. Il dispositivo Carry Life è progettato per realizzare questo meccanismo, correggendo la caduta della concentrazione di glucosio che normalmente si verifica per diffusione nel sangue. Infatti, nei trattamenti di dialisi peritoneale standard il glucosio viene assorbito gradualmente dal sangue, riducendo il gradiente osmotico e quindi l’efficacia dell’ultrafiltrazione.
Il sistema Carry Life dopo un riempimento iniziale con soluzione glucosata standard è in grado di prelevare a intervalli regolari piccoli volumi di dializzato dal peritoneo e aggiungere una soluzione concentrata di glucosio mescolata internamente. Il fluido così miscelato ritorna poi al paziente durante la durata del trattamento, mantenendo costante la concentrazione di glucosio intraperitoneale.
Gli studi pilota suggeriscono che la SCPD con Carry Life UF possa offrire un' ultrafiltrazione più stabile ed efficace, una migliore efficienza del glucosio e un miglior controllo del sodio, mantenendo un profilo di sicurezza accettabile. Tuttavia, questi risultati restano preliminari e necessitano di conferma in studi più ampi, multicentrici e di più lunga durata, per valutarne l’impatto su esiti clinici duri come sopravvivenza della tecnica, funzione peritoneale nel tempo e qualità di vita.

Cases Report

Non-Dilated obstructive uropathy 🔒

UOC Nefrologia e Dialisi Ospedale Di Venere. Bari

Riportiamo un case report che vede come protagonista l’ecografia delle vie urinarie. La particolarità del caso è legata alla errata diagnosi di ”dolore addominale aspecifico” fatta dopo l’esecuzione di una TAC addome, e alla successiva esatta diagnosi di calcolosi ureterale fatta con l’ecografia dell’apparato urinario. Vengono illustrati i fattori confondenti che hanno portato in un primo momento a non individuare il problema, e l’apporto significativo dell’ecografia nella diagnosi.

Potenzialità della litotrissia endovascolare nell’allestimento di fistole arterovenose distali 🔒

1 S.C. Nefrologia e Dialisi, S.S. 2 Radiologia Interventistica, 3 S.C. Chirurgia Vascolare, A.O. Santa Croce e Carle - Cuneo

Le attuali caratteristiche della popolazione dialitica, anziana e pluricomorbida, rendono più difficile l’allestimento delle fistole arterovenose (FAV) distali. Le calcificazioni dell’arteria radiale rientrano tra le cause di esclusione del paziente. Recentemente sono stati segnalati in letteratura dei casi trattati con successo mediante litotrissia endovascolare intraoperatoria, che grazie all’impiego di onde d’urto consente la frammentazione delle dopisizioni calcifiche di parete. Riportiamo la nostra esperienza su due casi di pazienti diabetici con diffuse calcificazioni arteriose, trattati con cateteri Shock-wave M5 su tutta l’arteria radiale contestualmente all’intervento di allestimento di FAV radiocefalica distale. La litotrissia endovascolare intraoperatoria si è rilevata una tecnica sicura ed efficace nel favorire la regolare maturazione della FAV nella nostra preliminare esperienza. Si rendono tuttavia necessari ulteriori studi di conferma.

Immunomodulazione nel paziente critico con AKI: caso clinico in paziente con polmonite da legionella 🔒

1 UOC Nefrologia Universitaria, Policlinico di Bari. 2 UOC Anestesia e Rianimazione 1, Policlinico di Bari.

La presente presentazione descrive un caso clinico di paziente critico con polmonite da Legionella pneumophila complicata da ARDS, shock settico e Acute Kidney Injury (AKI), trattato con supporto ECMO V-V e terapia sostitutiva renale continua. Viene discusso il razionale e l’impiego della CRRT in CVVHDF con membrana adsorbente oXiris, focalizzando l’attenzione sul ruolo della purificazione ematica e dell’immunomodulazione nel controllo della risposta infiammatoria sistemica e nel recupero della funzione d’organo.

Rimozione di CO2 nel paziente critico: ruolo della ECCO2R in combinazione con CRRT 🔒

1 UOC Nefrologia Universitaria, Policlinico di Bari. 2 UOC Anestesia e Rianimazione 1, Policlinico di Bari.

In questa Case discussion saranno trattati tre casi clinici di tre pazienti differenti in cui è stata applicato il trattamento extracorporeo di decapnizzazione contestualmente ad una condizione di AKI, pertanto verrà presentato il trattamento dell'ECCO2R , i vantaggi del suo utilizzo e il suo ruolo in combinazione con CRRT.

Let's Talk About

l ruolo nefroprotettivo del finerenone nei pazienti con Diabete tipo 1: da ASN. 🔒

UOC Nefrologia. PO A. Perrino. Brindisi

La malattia renale cronica (CKD) rappresenta una complicanza frequente e progressiva nel diabete mellito di tipo 1 (T1D), con una prevalenza che aumenta marcatamente con l’età e un impatto clinico rilevante in termini di rischio cardio-renale e mortalità. Nonostante l’ottimizzazione della terapia insulinica e il blocco del sistema renina-angiotensina (RAS), negli ultimi trent’anni non sono state introdotte nuove strategie nefroprotettive validate per questa popolazione, che rimane ampiamente esclusa dai principali trial clinici.
Lo studio FINE-ONE è un trial globale, randomizzato, di fase III, che ha valutato efficacia e sicurezza di finerenone, antagonista non steroideo del recettore dei mineralcorticoidi, in pazienti adulti con T1D e CKD. Sono stati arruolati 242 soggetti in 82 centri internazionali, randomizzati 1:1 a finerenone (10–20 mg/die) o placebo, in aggiunta a terapia RAS stabile, con follow-up di 6 mesi e successivo periodo di washout.
Finerenone ha determinato una riduzione significativa dell’albuminuria (UACR), pari a circa il 37% a 6 mesi rispetto al placebo, con un chiaro effetto farmacodipendente. Il profilo di sicurezza è risultato sovrapponibile al placebo, con un modesto incremento del potassio sierico, stabile, reversibile e raramente clinicamente significativo. Le variazioni di eGFR osservate sono risultate lievi, di natura emodinamica e completamente reversibili dopo sospensione del trattamento.
I risultati dello studio FINE-ONE colmano un rilevante vuoto terapeutico nel diabete di tipo 1 con CKD, suggerendo che finerenone possa rappresentare una promettente opzione nefroprotettiva in una popolazione ad alto rischio, storicamente trascurata dalla ricerca clinica. Questo studio apre la strada a un possibile cambio di paradigma nella gestione cardio-renale del paziente con T1D e danno renale cronico.

Educational

Nozioni di anatomia: la vascolarizzazione dell'arto superiore 🔒

1 Clinica San Francesco. Galatina - 2 UOC Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale. PO V. Fazzi Lecce

In questa presentazione si forniscono delle nozioni sulla vascolarizzazione dell'arto superiore finalizzate alla chirurgia degli accessi vascolari dialitici. Sono presentati nell'ordine i vasi arteriosi, le loro varianti, i vasi venosi profondi e quelli superficiali. L'ultima parte della relazione è finalizzata a rilevare i rapporti tra arterie e vene, e fra vasi, nervi ed apparato muscolo-tendineo nelle varie sedi dell'arto superiore generalmente coinvolte per il confezionamento di Fistole arterovenose. In particolare sono focalizzati quei nervi con importanti funzioni motorie che sono in stretto rapporto con i vasi arteriosi del braccio - avambraccio e che potrebbero subire delle lesioni durante l'isolamento dei vasi.

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